La "Pietra di Finale"
Nota in geologia come "Formazione dei Calcari di Finale", la Pietra di Finale è presente nel tratto compreso tra Borgio Verezzi e Finale Ligure, per un'estensione totale di circa 13 km2.
La sua evoluzione inizia in tempi Oligo - Miocenici (36-24 Milioni di anni), quando la situazione geografica del Finalese era rappresentata da una grossa insenatura, all'interno della quale si andavano a depositare sedimenti terrigeni argilloso - marnosi, sabbiosi e conglomeratici (originariamente con spessore di almeno 200 metri) che andarono successivamente a costituire il complesso basale su cui attualmente poggia la Pietra di Finale.
Nel Miocene Medio (Langhiano - Serravalliano: 20-15 Ma) si forma nel Finalese un nuovo ampio golfo, probabilmente di origine tettonica (noto in geologia con il termine graben), in cui la subsidenza (lento e progressivo abbassamento verticale del fondo di un bacino marino), accompagnata dalla sedimentazione permette la deposizione di oltre 220 metri di calcari epineritici bioclastici (depositatisi, quindi a circa 40 metri di profondità e formati in prevalenza da materiale organico dalla composizione calcarea) noti come Pietra di Finale. Falesie multiple, ancora oggi riconoscibili, chiudevano questo golfo verso la terraferma. Nel Miocene Superiore (Tortoniano: 10 Ma) questo settore emerge definitivamente ed inizia il suo smantellamento da parte degli agenti erosivi.
In particolare, la Pietra di Finale è l'unico esempio in Liguria di facies (corpo roccioso con caratteristiche specifiche relative al suo ambiente di formazione) risalenti all'età miocenica. Essa copre gran parte dell'area settentrionale e sud occidentale del territorio del Comune di Finale Ligure sotto forma di un altopiano attraversato dalle incisioni vallive del Pora, Aquila, Sciusa e Rio Cornei. Tutte le altre valli presenti sull'altipiano sono valli fossili o relitte e sono sospese rispetto alle valli principali.
La composizione dei sedimenti è tale da poterli definire come calcari bioclastici a cemento calcitico con subordinata frazione terrigena, ossia calcari formati da materiale organico all'interno dei quali talvolta sono presenti materiali ghiaiosi, la cui origine è associabile alle terre emerse. Essi si sono depositati in acque calme e tranquille, in prossimità della linea di costa, su sedimenti terrigeni dalla composizione arenaceo - conglomeratica (e quindi di granulometria variabile tra 0.063 millimetri e 3 centimetri), che, come detto in precedenza, ne rappresentano il substrato terziario basale, oppure direttamente sulle rocce più antiche (probabilmente messe in luce durante una precedente fase di emersione e di erosione).
Sono molto abbondanti le associazioni fossili, la maggior parte delle quali è formata da coralli e codiacee (alghe), sostituita da un'associazione a balanidi (crostacei col guscio a forma di cono che vive saldamente attaccato ad un substrato solido), briozoi (minuscoli organismi marini coloniali incrostranti) e molluschi, soprattutto dove aumenta la deposizione di natura terrigena.
Con la generica definizione di "Pietra di Finale" si intende comunque ed esclusivamente il calcare bioclastico di età miocenica (20-10 Ma). Dopo la sua emersione nel Tortoniano (10 Ma) essa è stata soggetta ad una intensa opera di demolizione da parte del carsismo, che ha dato luogo sia a micro che a macro forme estremamente interessanti, tra le quali valli fossili, depositi di terre rosse e complessi ipogei ricchi di acqua, come ad esempio la Grotta "Arma Pollera", la Grotta dell'Edera, la Grotta di San Antonino e molte altre.
La Pietra di Finale presenta in generale una discreta tenacità e compattezza ed una fratturazione relativamente scarsa, dando luogo ad imponenti falesie che superano anche i 200 metri di altezza. Essa, però, può dar luogo a imponenti frane di crollo per erosione al piede del versante, che portano alla formazione, alla base delle pareti, di materassi detritici a spigoli vivi.
Il processo d'alterazione più importante che interessa queste rocce è però sicuramente rappresentato dalla formazione di suoli rossastri di potenza variabile denominati "Terre Rosse", prodotte a causa della dissoluzione chimica dei calcari da parte delle acque piovane, che rappresentano, quindi, i residui insolubili di questo processo, aventi una composizione per lo più argillosa e talvolta sabbiosa o clastica.
Azzurra Pruzzo