MONTICELLO DI FINALE LIGURE
La sua Storia, la sua Chiesa, la sua Parrocchia
Sono passati circa ottanta anni da quando, nel 1928, G.A. Silla pubblicò il breve saggio "Monticello di Finalborgo", oggi difficilmente reperibile. Egli aveva attinto le notizie riguardanti la nostra piccola frazione dalla sua "Finale dalle sue origini alla dominazione Spagnola", del 1922, diventata nel 1954 la monumentale "Storia del Finale"(uscita postuma), e fu aiutato dall'allora parroco Ernesto Tascheri nella consultazione del piccolo ma ricco archivio storico parrocchiale.
Egli fu testimone diretto di un momento cruciale della storia religiosa (e civile contemporaneamente, essendo la chiesa luogo di fede, preghiera, attorno a cui ruotavano le attività sociali e civili), della piccola comunità.
Veniva allora smantellata la vecchia chiesa, in quanto pericolante e difficilmente recuperabile, ma che era carica di storia, arte, significati e emozioni. Era un momento dove l'antico o il vecchio erano la stessa cosa, ed in nome di questa incapacità di distinguere si fecero in genere molti danni irreparabili.
La zona veniva snaturata; cambiava il paesaggio, la viabilità, il contesto. Prima solo un goffo campanile, per metà romanico e metà barocco, svettava tra gli ulivi, rendendosi a malapena visibile dalla gente del Borgo sottostante. La nuova facciata invece, enorme rispetto a quella della chiesetta precedente, ma fredda e anonima (come in genere le costruzioni povere di quel tempo difficile), rivolta verso il fondovalle, impone la sua presenza con un po' di muta superbia.
Per la gente del luogo, che prestò il lavoro gratuitamente, bastava la sicurezza che il cielo sarebbe stato grato per l'opera meritoria, unita ad un po' di orgoglio campanilistico.
Quel periodo, compreso tra gli anni 1923 e 1924, era attualità per "maestro" Silla, ed in quanto tale è stato trascurato nella sua trattazione storica. La Storia, nel suo cammino a ritroso, inizia sempre da ieri e scompare a ritroso, escludendo l'oggi
Oggi quel periodo è diventato per noi storia, importante e dimenticata. In questi pochi anni è profondamente cambiata la società, la vita, la famiglia. I tempi sono diventati frenetici, la sera gli anziani non narrano più vicini ai focolari ma si ascolta, in silenzio, la televisione. Sappiamo poco o nulla del nostro passato, abbiamo smarrito le nostre radici.
Mi appresto quindi a mettere a disposizione una nuova piccola pubblicazione sulla storia della comunità di Monticello, avvalendomi inoltre degli appunti inediti di don Mario Scarrone e del diario personale di Don Tascheri, anch'esso inedito e di ulteriori documenti, cercando di ripercorrere le vicende civili e religiose di questa comunità, nel tentativo di mantenerne e tramandarne la memoria.
Giuseppe Testa