I PONTI ROMANI                                  

... come arrivare            N 44°19'64,8''
                                         E 08°36'52,9''

Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e raggiunto lo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure. Percorrete altri 2,8 Km giungendo ad un altro STOP al quale vi terrete sulla corsia di sinistra per svoltare in direzione Genova, Varigotti. Proseguite per 400 metri passando dinanzi alla stazione ferroviaria di Finale Ligure (sulla vostra sinistra) ed oltrepassate la rotatoria proseguendo dritti in direzione Genova. Percorrendo da qui 1,1 Km troverete un semaforo all'altezza del quale dovrete immettervi sulla sinistra entrando nel rione di Final Pia (indicazione per Calvisio). Oltrepassate il ponte medievale che sovrasta il fiume e svoltate a sinistra in direzione Calvisio, Vezzi Portio. Oltrepassato il paese di Calvisio, potrete notare più avanti e sulla vostra destra un ponticello (3,4 Km dalla stazione). Attraversatelo seguendo le indicazioni "Verzi-Via Julia Augusta" e salite per 800 metri sino a giungere ad un bivio all'altezza del quale proseguirete a sinistra in direzione Monte Corno, Via Julia Augusta.
Percorrete la stradina sterrata per 600 metri sino a giungere, in un punto, dove questa si allarga e vi permette di parcheggiare sulla vostra sinistra.
Proseguendo a piedi per 200 metri troverete il primo ponte detto "delle fate" ed in circa 40 minuti riuscirete a vederli tutti e quattro proseguendo sempre per l'evidente strada sterrata e giungendo infine alla chiesa di Magnone.



I PONTI ROMANI E LA VIA JULIA AUGUSTA

Nel 13 a.C. l'imperatore Augusto riorganizza il sistema stradale ligure e avvia la costruzione della via Julia Augusta che, sostituendo la vecchia Aurelia, apre un itinerario più comodo e ben munito lungo la riviera del ponente.
La via Julia Augusta costruita con tecnica perfezionata e concezione moderna, parte da Vado e mette in collegamento l'Aemilia Scauri con la Gallia, attraverso un percorso lungo ma più agibile di quello esistente in precedenza che, sorto per scopi prevalentemente militari, preferiva un tracciato breve anche se accidentato e scosceso.
Molte sono state le considerazioni sul perché di tali grandiose architetture sorte per valicare corsi d'acqua che si presentano oggi quasi aridi; gli studiosi sono giunti a diverse considerazioni: o, nel passato, i torrenti si presentavano con una portata assai maggiore, tale da giustificare la presenza di solide architetture, o altri ponti forse più grandiosi si trovavano lungo il tratto costiero, in corrispondenza dei corsi d'acqua principali, ma le piene e le successive trasformazioni ne hanno favorito la rovina e la completa distruzione.
L'abbandono del tracciato lungo la val Ponci ha invece favorito la conservazione delle principali opere murarie, mentre è andata in parte distrutta l'antica strada di collegamento tra i ponti.























I cinque ponti che incontreremo sono il "ponte delle fate" che è anche il più imponente ed il meglio conservato, risalendo ancora un altro ponte di cui rimane soltanto un muro di sostegno, il ponte detto "delle voze" (perché varca il rio Voze), il ponte dell'acqua (così chiamato perché sorge accanto ad un edificio rustico abbandonato alla cui base sgorga una fontanella, e l'ultimo dei cinque ponti ridotto purtroppo allo stato di macerie e seminascosto dagli sterpi.

Estratto da "il finalese e la costa da Vado a Ceriale", pag. 35 SAGEP editrice.

Arrivo del sentiero alla Chiesa di Magnone
Il ponte dell'acqua...

Il ponte delle Voze
Il secondo ponte...
Il ponte delle fate...
Un concio...
Foto archivio Marco (Thomas) Tomassini
IL CIAPPO DELLE CONCHE                                  


Il ciappo delle conche si trova sull'altopiano ubicato tra il torrente Aquila ed il Rio Cornei e misura circa 500 mq, grande affioramento roccioso è ben visibile dagli altri altopiani della zona.

Ricerche scientifiche dicono che le incisioni rupestri sono state realizzate mediante l'utilizzo di strumenti sia litici che metallici percuotendo direttamente o indirettamente la roccia.

Purtroppo il pessimo stato di conservazione rende difficile definire le tecniche utilizzate per incidere la superficie rocciosa ed inoltre, in questi ultimi anni sono state aggiunte incisioni che hanno deturpato pesantemente un luogo che varrebbe la pena essere conservato preziosamente.

Questo altopiano roccioso vanta un curioso sistema di vaschette e canaletti collegati tra loro. Fra queste se ne possono distinguere tre molto più grandi.

Tra le molte incisioni presenti, se ne possono riconoscere due, che sono anche le più conosciute, e rappresentano una un "veliero" e l'altra un "treno".

Oltre a figure di oggetti se ne trovano alcune antropomorfe in atteggiamento di moto dove talune sembrano danzare tenendosi per mano.

Poco lontano è situato il riparo dei buoi (arma du Bö) dove si possono trovare varie tipologie di incisioni.

IL CIAPPO DELLE CONCHE                                  

... come arrivare                            GPS    N  44° 21' 15,9''        E  08° 33' 76,5''
                                                                    M s.l.m. 320


Usciti al casello autostradale di Feglino si hanno due possibilità; la prima è svoltare a sinistra e proseguire in direzione Orco, percorrendo 3,2 Km sino a giungere ad uno "STOP", svoltare a destra e scendere in direzione "M.Cucco" (vedi cartello). Si scende per 500m e, giunti all'altezza di una costruzione (sulla vostra sinistra), parcheggiare nello spiazzo sterrato alla vostra destra (4,1 Km dal casello). La seconda possibilità è quella di svoltare a destra e proseguire in direzione Finale L., svoltare a sinistra giunti in prossimità della rampa che porta a M.Cucco (Vedi cartello Ristorante La Sosta) a 1,7 Km dal casello e proseguire sinchè non si raggiunge la costruzione sovradescritta che rimarrà ovviamente sulla vostra destra (4 Km dal casello).
Da qui, si risale la strada cementata che costeggia la costruzione, percorrendo poi la sterrata di destra (segnavia bollo rosso) sino all'altezza di una sbarra dalla quale si svolta a destra.
La durata del percorso è pari a circa 15 minuti per raggiungere il ciappo delle conche; sulla vostra destra e dopo 5 minuti di marcia troverete un bivio al quale proseguirete dritti, il sentiero scende ripido con una caratteristica rampa in pietra. Da qui, in circa 10 minuti di marcia potrete raggiungere la caratteristica piattaforma rocciosa che prende il nome di "Ciappo delle conche".

ATTENZIONE: il casello di Feglino è utilizzabile solo per chi arriva da Genova; provenendo da Ventimiglia è necessario uscire a Finale Ligure. In entrata a Feglino, è possibile proseguire solo in direzione Genova.

Il veliero...
Il treno...
Gli antropomorfi danzanti...
Una grande vasca
Una vaschetta
Un'altra grande vasca
Un'altra vaschetta
Due vaschette collegate da un canaletto "a zig zag"
Purtroppo uno scempio... senza parole
L'arma du Bö
"Il trono" all'interno dell'arma du Bö
Particolare...
Incisione all'esterno dell'arma du Bö
TORRE BELENDA

Costruita intorno al XIII secolo a difesa del Marchesato del Carretto, sorge oggi isolata tra gli ulivi.
Si trova sul versante orientale della collina di S. Bernardino ed è una casa-torre con due finestre a bifora, il caminetto a piano terra ed il pavimento in mattoni disposti a lisca di pesce.
E' costruita con grossi blocchi squadrati a regola d'arte e presenta aperture e bifore in parte ogivali molto antiche, la copertura è stata recentemente sostituita.
Il suo nome è dovuto alla leggenda che narra di una bella fanciulla rapita dal Marchese Alfonso II (XVI sec.) e racchiusa entro la torre che da lei prese il nome.


Testo estratto da "Il finalese e la costa da Vado a Ceriale", pag. 38 SAGEP editrice.

... come arrivare                    GPS  N 44° 18' 28,4"    E  08° 34' 44,2"

Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure.
Percorrete 2,2 km svoltando e scendendo al bivio a sinistra in direzione "Centro-Porto turistico".
Attraversato un ponte di ferro situato tra due semafori, svoltate a destra (direzione SS1 Aurelia).
Percorsi altri 100 metri svoltate a sinistra in direzione "Charleston Club-La Fornace" (Via Ippolito Nievo).
Giunti allo STOP, salite dritti in direzione Località S.Bernardino-Monticello.
Percorsi 1,3 Km giunti al bivio per "Monticello", proseguite dritti salendo ancora per 600 metri ed al bivio, ancora dritti per Via Amerigo Vespucci. Percorsi altri 1,1 Km, al bivio svoltare a destra per Via Antoniotto Usodimare e proseguire per altri 500 metri sino all'altezza di una stradina cementata pedonale sulla vostra destra che dovrete percorrere scendendo per circa 10 minuti.
La stradina cementata scendendo diviene una mulattiera ed infine una traccia di sentiero sino a giungere alla base della torre.
La torre è già visibile dalla strada.

TORRE BELENDA
La bifora
Il caminetto
L'ingresso inferiore
Bikers
CHIESA DI S. ANTONINO
CHIESA DI SANT'ANTONINO


La Chiesa di S. Antonino, romanica, in pietra di Finale bianca, ha l'abside volta ad oriente, ben conservata e decorata con archetti pensili binati e con due ordini di monofore sovrastanti, uno appartenente alla chiesa, l'altro alla cripta, importanti per la perfetta lavorazione dei conci che dimostra una tecnica d'esecuzione assai raffinata.
Intatto anche il fianco Nord con un bel portale romanico a doppio filare di conci, mentre la facciata appare rifatta.
Alla cripta, semiscavata nella roccia, si accede attraverso una rozza scala laterale; nel locale è conservato il primo altare in muratura, dal fondo della cripta si scende in un cunicolo lungo trenta metri sul quale poggia l'edificio.
E' ancora viva nel popolo la tradizione del "mercato" e del "macello" che si svolgevano, entro le cinta del castello, attorno alla chiesa di S. Antonino; secondo la tradizione locale, nel cunicolo sottostante la chiesa, aveva sede un oracolo al quale si rivolgevano le donne finalesi nel giorno della festa del Santo per avere notizie dei mariti lontani.

Estratto da "Il Finalese e la costa da Vado a Ceriale", pag. 57 SAGEP editrice.

... come arrivare                                                GPS  N 44° 19' 44,2"  E 08° 32' 22,2"
                                                                              M s.l.m. 282  
 
Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure.
Percorrete 1,4 Km e svoltate a sinistra in direzione Finale Borgo, Calice Ligure, Perti. Attraversato il ponte medievale svoltate a sinistra.
Percorsi altri 2 Km, sulla vostra destra troverete una stradina che sale in direzione Perti Alto, Osteria Castel Gavone, Zona Monumentale Perti. Seguitela per altri 1,3 Km sino a giungere su Piazza Martiri Perticesi.
In questo punto è anche possibile approvvigionarsi di acqua potabile dalla fontanella situata sulla vostra sinistra.
Proseguite dritti, transitando davanti alla chiesa di S. Eusebio, e continuando ancora per 1 Km parcheggiate sulla vostra sinistra nei pressi di alcune casette di color ocra.
Proseguendo da questo punto a piedi, scendete sulla destra percorrendo una stradina situata all'altezza del cartello "Contrada Valle" ed attraversate un ponticello passando poi tra le casette.
Il sentiero, marcato con tre pallini rossi, sale dapprima ripido e tortuoso e nell'ultimo tratto dritto e pianeggiante sino ad un trivio.
Salite a destra seguendo sempre il segnavia dei tre pallini rossi; dopo circa un minuto attraverserete alcuni  ruderi e continuando a salire per un paio di minuti vi troverete di fronte alla piccola chiesa di S.Antonino.
Il sentiero si percorre in circa 20 minuti di marcia.

   Scendere in
"contrada valle"
Attraversare il ponte
Oltrepassare il voltino
Salire a destra al bivio
Al colle salire a destra
I primi
ruderi
del Castrum Perti
Scavi
La parte frontale della chiesa di S. Antonino
La parte laterale della chiesa
La parte posteriore della chiesa
La parte posteriore della chiesa
Particolare dell'esterno
Particolare dell'esterno
Una chiave...
L'ingresso
L'altare... purtroppo deturpato
Antica scritta all'interno, sopra la porta di ingresso
L'ingresso della chiesa dall'interno
Accesso al piano inferiore
Accesso al piano inferiore
La cripta al piano inferiore
Particolare di una monofora
L'ingresso alla grotta sottostante la chiesa
L'interno della chiesa, a navata unica
... come arrivare                                                   GPS  N  44° 18' 51,1''     E   08° 32' 02,0''

                                                                                                  M s.l.m. 132


Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure.
Percorsi 1,4 Km svoltare a sinistra in direzione Finale Borgo, Calice Ligure, Perti. Dopo aver attraversato il ponte medievale svoltare a sinistra.
Proseguire per altri 2 Km e svoltare sulla destra salendo in direzione Perti Alto-Agriturismo ai 5 campanili. Percorrendo altri 1,4 Km si giunge su Piazza Martiri Perticesi (la Piazza della Chiesa di S. Eusebio).
Percorsi altri 200 metri, parcheggiare sulla propria sinistra e scendere sulla destra seguendo la stradina sterrata (indicazioni Via Madonna di Loreto-agriturismo ai 5 campanili) per 50 metri. Sulla vostra destra una breve scalinata in pietra vi porterà dinanzi alla chiesa.

CHIESA DI NOSTRA SIGNORA DI LORETO (5 CAMPANILI)
CHIESA DI NOSTRA SIGNORA DI LORETO (5 campanili)

Costruita sulla collina di Perti, immersa nel verde e nel silenzio, questa chiesetta, comunemente detta "Dei cinque campanili", è un raro esempio di architettura rinascimentale in Liguria.
Il modello di riferimento di questa costruzione è la cappella di San Pietro martire (Cappella Portinari), nella chiesa di S. Eustorgio a Milano.
La chiesa è a pianta quadrata composta di un unico ambiente, e sul corpo centrale si inserisce un tamburo ottagonale che racchiude una cupola emisferica. Il portale d'ingresso in pietra del Finale ricorda quello della chiesa di San Sebastiano.
Esternamente la chiesa offre un bellissimo effetto cromatico, ottenuto dall'alternanza dell'impiego della pietra del Finale e fasce rosse in mattoni. Sui pilastri d'angolo è possibile vedere, oltre allo stemma della famiglia carrettesca, anche l'araldica di una famiglia genovese, identificabile sia con gli Adorno che con i Cybo Usodimare, poiché sappiamo che Viscontina Adorno sposò il Marchese Giovanni I del Carretto, mentre Peretta Cybo Usodimare andò sposa al Marchese Alfonso I, al quale sembrerebbe possibile attribuire la costruzione della chiesa.
All'interno è conservato un affresco devozionale, raffigurante due beati domenicani, probabilmente Damiano Fulcheri da Perti e Vincenzo Maglio da Orco.
Resta ancora ignoto il maestro al quale si deve il progetto della chiesa, per il quale in un primo tempo si era pensato al Bramante.

FINALBORGO
Arrivare a Finalborgo                                   GPS  N 44° 17' 64,0''      E  08° 32' 75,1'' 
                                                      

Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure.
Percorsi 1,4 Km svoltate a sinistra in direzione Finale Borgo, Calice Ligure, Perti, attraversando il ponte medievale.
Parcheggiate nella piazza a sinistra ed entrate a piedi in "Finalborgo" da "Porta Testa".

FINALBORGO

Negli anni 1190-1193, dopo la cessione da parte dei loro territori al Comune di Savona, i Del Carretto si stabilirono nel Finalese dando origine a un potente marchesato il cui capoluogo, Finalborgo, sorge intorno al 1200.
Nonostante la conferma del possesso del feudo ai Del Carretto fatta da Federico II (1226), il marchesato subisce il dominio dei Genovesi, ne accetta la convenzione del 1290 e ne è assoggettato nel 1835.
La sottomissione sfocia in una guerra (1447-48) che si conclude con l'incendio del borgo e la vittoria di Genova la cui sovranità è accettata dai Del Carretto fino al 1496 quando Alfonso I ricorrendo all'imperatore riottiene la totale investitura del marchesato riconfermata poi nel 1529 da Carlo V.
I moti popolari contro il suo successore provocano nuove rivendicazioni genovesi finchè il governatore spagnolo di Milano fa occupare il marchesato (1571) che passa alla Spagna (1602)il cui dominio si protrae fino all'acquisto da parte della repubblica di Genova (1713), confermato dalla pace di Aquisgrana (1748, contro le rivendicazioni dei Savoia.



Testo estratto da "Il Finalese e la costa da Vado a Ceriale" pag. 56, SAGEP editrice

Porta Testa
Le mura
Piazza Garibaldi
Il campanile di S. Biagio
Via Nicotera
Finalborgo dall'alto
La grotta dei falsari
LA GROTTA DEI FALSARI



La grotta dei falsari è una grande ed evidente erosione su una parete rocciosa situata poco al di sopra del livello stradale. Un tempo completamente sommersa e "modellata" dal mare, è stata modificata ancora dagli agenti atmosferici quali vento e pioggia per lasciarci questo monumento storico; una sorta di palcoscenico sul mare, davvero spettacolare...
... come arrivare                                                                       

                                                                                                                                               


Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure. Percorsi 2,8 Km giungerete ad un altro STOP al quale vi terrete sulla sinistra per svoltare in direzione Genova. Proseguite per 400 metri passando dinanzi alla stazione ferroviaria di Finale Ligure ed oltrepassando la rotatoria. Da qui, procedete dritti in direzione "Varigotti-Savona-Genova" percorrendo 4 Km e giungendo così a Varigotti. Si oltrepassa tutta Varigotti percorrendo la statale Aurelia. Oltrepassata la galleria al fondo della cittadina, si percorrono ancora 700 metri fino a trovare sulla destra un grande parcheggio che dà sul mare. Parcheggiate e proseguite a piedi sempre seguendo l'Aurelia (attenzione alle auto che transitano) camminando sul lato mare della strada. Prestando attenzione sulla vostra sinistra (lato monte), dopo circa 1200 metri troverete, in un allargamento della strada (sulla vostra sinistra), delle reti paramassi. Da qui parte il sentiero che sale ripido e raggiunge il retro dell'evidente antro che caratterizza la grotta dei falsari. In circa 10 minuti di marcia raggiungerete il modesto buco nella roccia che fa da ingresso alla grotta.





GPS  N  44° 19' 31,8''      E  08°  42'  26,0''
La cittadina di Noli
NOLI



Sede di un antico insediamento Ligure, fu compresa nel municipio romano di Vada Sabazia. Recenti scoperte hanno retrodatato la vocazione marittima di Noli, (favorita dalla rada protetta da Ponente), con il ritrovamento di un molo di attracco riconducibile all'età romana.
E' rimasta esclusa dalla grande viabilità romana medievale e moderna, sino al 1837, anno in cui fu aperto il traforo di Capo Noli ( anno di apertura della strada Litoranea).
Nel medioevo fu base bizantina (il suo nome deriva probabilmente da Neapolis, la "Nuova Città). Sotto l'egemonia bizantina, Noli (con Varigotti) diventò perno della difesa dell'egemonia marittima, costituendo con Noli una piazzaforte della "Maritima Italorum". Un castello bizantino fu posto a punta Crena, a guardia dello scalo marittimo di Varigotti e Noli. 
Alcuni documenti ufficiali del XI secolo la riportano con il nome di Naboli. Divenuta dominio dei Longobardi che la distrussero nel 641 e completamente ricostruita vicino al mare.  Fu dominio anche dei Franchi.
Divenuta in seguito un importante centro marinaro, partecipò nel 1097 alla prima crociata ricevendo privilegi politici, ma soprattutto commerciali, dal re di Gerusalemme Baldovino I, dal signore feudatario Boemondo I d'Antiochia e da Tancredi di Sicilia. In seguito diverrà possesso di Bonifacio del Vasto.
Fu costituita diocesi a sé,  in mezzo alla diocesi di Savona, alla quale oggi è riunita.
Dopo la costituzione in libero comune nel 1187, fu feudo di Enrico II Del Carretto (detto il Guercio) nel 1193 fino alla costituzione in libera Repubblica indipendente (dichiarandosi la quinta delle Repubbliche Marinare italiane). Con l'acquisizione dello Status di Liberi Comuni da parte di Savona e Noli, appoggiate e sostenute da Genova (1193-1198), Enrico II, marchese di Savona e figlio del Werth, perse, oltre al controllo su questi Comuni, anche quello della loro viabilità soprattutto per i collegamenti con l'interno attraverso i valichi di S. Giacomo ed Altare, particolarmente importanti, sia per ragioni di ordine commerciale che militare.  "Noli, dal momento in cui divenne libero comune, prese pieno dominio sulla viabilità che valicava il giogo di S. Giacomo attraverso due principali itinerari: con la strada per Voze e Vezzi controllava il versante di Spotorno mentre, con l'itinerario diretto su Orco, teneva a bada Finale".
La Repubblica di Noli strinse importanti alleanze con la Repubblica di Genova  nel 1202, combattendo assieme Pisa per la supremazia commerciale nel mar Tirreno e contro Venezia per i traffici marinari nel Medio Oriente. Per dimostrare fedeltà alla alleata  Genova, adottò una bandiera simile, con colori invertiti. Genova la ricambiò col titolo di "Fedelissima".
Stretta tra il comune di Savona e Finale Ligure, si dotò di ulteriori fortificazioni e di oltre settanta torri cittadine  chiudendo il borgo in una cinta muraria. L'adesione alla posizione guelfa favorì, nel 1239, la costituzione di una sua diocesi e le fu riconosciuto il titolo di città.

ALCUNI EPISODI DELLE CONVULSE FASI NEL BASSO MEDIOEVO
Il 23 novembre 1192 il marchese Ottone cedette ai consoli di Savona il castello, la Curia e la Villa di Quiliano, inserendo nella vendita anche il luogo di Vezzi. E' probabile che  questi luoghi fossero già una sola entità feudale.   
Prima rivali commercialmente, ed in seguito  liberi Comuni, Savona e Noli entrarono in pieno contrasto proprio per il controllo della viabilità per l'entroterra. Il 10 agosto 1192 Noli acquistò dal marchese Enrico II metà del Segno e del suo territorio, legando con una clausola rogata in altro atto lo stesso giorno, anche la prelazione sull'altra metà. Fu questa vendita a convincere i Savonesi all'acquisto di Quiliano e Vezzi. Iniziarono una serie di scontri che terminarono quasi tre secoli dopo, quando Genova  inglobò tutti questi luoghi, escluso il Marchesato di Finale. Tra gli episodi più importanti, riportati dalle cronache dell'epoca, annoto i seguenti:
-nel 1198 i Nolesi tentarono un colpo di mano per il castello del Segno che non ebbe buon fine. Si voleva approfittare di una processione religiosa, come cavallo di Troia, per fare entrare degli armati dentro il castello. (..li Nolesi si erano adunati in Spotorno con stratagemma di visitare la chiesa di Santa Maria…). 
-Nel 1222 avvenne un  altro tentativo di invasione (…li nolesi spesso uscivan da' suoi confini per molestar questo contado…). 
-Nel 1241 il marchese Jacopo di Finaro (…ripigliò il Castello del Segno…).  -Nel 1263 il nobile genovese Nicolò Cigala restituì al Comune di Savona la terra di "Vezi" dopo che la aveva "occupata".
-Nel 1364 Carlo Quarto Imperatore …con nuova investitura conferma Savona nel dominio di se, e  delle Terre, e Ville di Vado, Segno e Quiliano, e di niun vigore le molestie, & attentati fatti dai Marchesi del Carretto….
-Nel 1378 i Nolesi invasero ancora  il Segno, (… dopo che questa Terra s'alienò da questo comune (Savona), per non pagare la gabella della testa…). 
-Ancora scontri per Segno nel 1395, per una rivolta del contado, probabilmente sobillata, contro il Comune di Savona. 

Enrico II iniziò ad acquistare alcuni territori nella diocesi ingauna. Il figlio Giacomo, che gli succedette nel 1239, coinvolto nelle lotte tra Guelfi e Ghibellini, conquistò Pietra, Noli e Segno. La sconfitta e la morte, però, dell'Imperatore (Federico II), costrinsero il Marchese alla pace ed alla restituzione dei territori. Dopo il '300 ripresero le dispute tra Guelfi e Ghibellini, ed i Marchesi ne approfittarono per cercare di rafforzarsi nell'Albenganese. Nel 1341 Giorgio assediò Albenga, saccheggiandone il contado e provocando le ire di Genova. La Repubblica, per ritorsione, distrusse il castello di Varigotti e ne danneggiò il porto. Nel 1377 i Marchesi attaccarono nuovamente Albenga, Noli e Castelfranco. Galeotto riuscì, dopo il 1420, ad ottenere l'amministrazione di Pietra, Rezzo, Giustenice e Tirano, appoggiato  dagli Sforza, che sostennero le pretese carrettesche e tollerarono alcune occupazioni. Si arrivò, quindi, alla "guerra del Finale", con Genova che conquistò Finalborgo e Castel Gavone, senza tuttavia riuscire  a mantenerla.
Ripresero le velleità carrettesche: il marchese Galeotto II occupò persino Noli dal 1478 al 1487 sino a quando, per motivi politici, gli Sforza stessi gli imposero la sua restituzione alla Repubblica. 
La Repubblica di Noli, insieme al Finalese, nel XVIII secolo divenne oggetto delle mire espansionistiche dei Savoia, ma riuscì a rimanere alleata della Repubblica di Genova. Subì un bombardamento navale da parte della flotta inglese nel 1795. Occupata dalle truppe rivoluzionarie Francesi nel 1797, firmò quindi la nuova costituzione che decretò la fine della repubblica seguendone da allora le sorti della Repubblica Ligure, fino all'ingresso nel Regno di Sardegna.



Testo di Giuseppe (Pino) Testa

Arrivare a Noli



Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure. Percorsi 2,8 Km giungerete ad un altro STOP al quale vi terrete sulla sinistra per svoltare in direzione Genova. Proseguite per 400 metri passando dinanzi alla stazione ferroviaria di Finale Ligure ed oltrepassando la rotatoria. Da qui, procedete dritti in direzione "Varigotti-Savona-Genova" percorrendo 9,5 Km e giungendo così a Noli.
GPS   N 44° 20' 59,6''   E  08° 41' 66,4''

Da vedere
Castel San Giovanni
... come arrivare




Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure.
Percorsi 1,4 Km svoltate a sinistra in direzione Finale Borgo, Calice Ligure, Perti, attraversando il ponte medievale.
Parcheggiate nella piazza a sinistra ed entrate a piedi in "Finalborgo" da "Porta Testa" percorrendo "Via Nicotera" per 50 metri. Entrando poi nel 4° vicolo sulla vostra sinistra (Via del municipio) percorretelo sino a "Piazza del Tribunale".
Da qui, proseguite dritti salendo lungo la mattonellata di "Via Berretta" e  giungendo in circa 15 minuti all'ingresso del castello.

GPS  N  44° 17' 72,3''      E   08° 32' 46,6''
CASTEL SAN GIOVANNI


Durante il periodo spagnolo il finalese fu trasformato in un potente caposaldo militare. Furono costruiti, e continuamente rivisti ed aggiornati i cosiddetti "castelli della Marina", che da Castelfranco erano posizionati sulle pendici del Gottaro verso San Bernardino; Tra il 1640 ed il 1644 gli Spagnoli, nel loro piano di fortificazione e potenziamento del territorio, iniziarono ad ampliare e migliorare una preesistente torre di avvistamento romanica posta sulla dorsale del Becchignolo. Autore del progetto era Ferdinando Glazer detto Alemanno, autore del famoso dipinto voluto dai padroni di barche della Marina, e sito in basilica a Finalmarina che oltre a raffigurare due santi protettori dei naviganti, ci dà una rappresentazione reale, e forse l'unica,  di Finale in quel periodo.
Il forte fu costruito innalzando mura di cinta alte e ripide che terminavano in un basso parapetto e garitte pensili. In seguito il forte fu continuamente ingrandito ed ammodernato, con interventi incentrati soprattutto sul rafforzamento della cinta difensiva.
Molte di queste modifiche furono opera di Gaspare Beretta, che aveva l'incarico di Maestro di Campo Generale dell'esercito Spagnolo nel nord Italia ma che fu  impegnato prevalentemente nella "zona chiave" rappresentata dal Marchesato finalese.
Scopo di tutte le fortificazioni era proteggere Finale da eventuali e non improbabili attacchi navali: in particolare per il forte San Giovanni il compito era anche quello , in appoggio a Castel Govone, di controllare il sistema viario che lungo le valli interne collegava il mare con l'entroterra. Inoltre era posto sia a protezione del Borgo che del Soprastante castello.
Storia sino ai giorni nostri
Dopo secoli di tentativi, dopo la pace di Utrecht, Genova prese possesso del Marchesato di Finale, acquistandolo dall'Imperatore per l'enorme somma di 2.400.000  lire. Era il 1713.
Poco dopo la Repubblica iniziò a smantellare sistematicamente gran parte delle fortezze spagnole, adducendo come motivazioni l'alto costo di gestione in denaro e uomini per il mantenimento. In realtà si voleva infierire su un "nemico" di antica data, l'unico in Liguria su cui nulla aveva potuto sino ad allora.
Si temeva anche il fatto che, fosse caduto il Finale in mano alle nuove potenze, Francia o Savoia, queste non trovassero una roccaforte troppo munita.
L'opera si dimostrò molto più lunga e costosa del previsto. Per quanto riguarda Castel San Giovanni, furono demoliti i bastioni rivolti verso il Govone, e fu mantenuta la parte soprastante il Borgo, riducendolo circa a metà
In seguito al passaggio al Regno d'Italia, il forte fu dimenticato per un lungo periodo . Nel 1822  fu adibito a carcere duro femminile; per adeguarlo a questa funzione furono effettuati numerosi e decisi interventi che si protrassero fino al 1900. Terminato questo uso, il forte fu abbandonato e cadde in un grave stato di degrado."Fu allora che la Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici della Liguria intraprese i lavori di restauro con l'obiettivo di ruiparare i gravi danni evidenti, effettuare la oramai indilazionabile manutenzione e restaurare il forte in modo d renderlo fruibile da parte del pubblico, …". (Cfr. M. Di Dio Rapallo -Il restauro del forte San Giovanni di Finale Ligure).

Testo di Pino Testa

Foto archivio Marco (Thomas) Tomassini
Varigotti
Arrivare a Varigotti                                                 N 44° 18' 15,6''         E 08° 40' 32,8''



Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure. Percorsi 2,8 Km giungerete ad un altro STOP al quale vi terrete sulla sinistra per svoltare in direzione Genova. Proseguite per 400 metri passando dinanzi alla stazione ferroviaria di Finale Ligure ed oltrepassando la rotatoria. Da qui, procedete dritti in direzione "Varigotti-Savona-Genova" percorrendo 4 Km.
VARIGOTTI



Già in antichità Varigotti era conosciuta per essere un buon approdo, coperto ai venti, addirittura "…secondo solo a Cartagine nel Mediterraneo..". Nonostante la presenza del porto, in età Romana fu per motivi orografici, esclusa dalla grande viabilità, alla quale si raccordava con collegamenti secondari.
Nel periodo bizantino, il Finalese diventò perno della difesa dell'egemonia marittima, costituendo con Noli una piazzaforte della "Maritima Italorum". Il castrum Pertice, (a Perti) posto a guardia della via transmontana per il Piemonte (via Ultra Montes) e della litoranea (quello che rimaneva della Julia Augusta), controllava alle spalle (dove sulla dorsale alpina poco alla volta si rafforzavano i Longobardi) il forte bizantino posto a guardia dello scalo marittimo di Varigotti e Noli, allora una sola entità. 
Varicottis fu distrutta dal longobardo Rotari nel 643
Sui resti della fortificazione bizantina fu costruito un castello medievale, a guardia del porto. .
Tra l'800 e il mille Varigotti subì a lungo la minaccia saracena, per esser poi compresa nella Finale dei marchesi Del Carretto nel XII secolo.
Nel Medioevo le piccole comunità Finalesi si organizzarono e nacquero le prime "compagne" tra cui Varigotti (oltre al Borgo, Orco, Rialto, Gorra, Montesordo, Perti, Monticello, Borgomare, una parte di Portio  e di Voze). 
Nel 1341 Giorgio assediò Albenga, saccheggiandone il contado e provocando le ire di Genova. La Repubblica, per ritorsione, distrusse il castello di Varigotti e ne danneggiò il porto.
Fu coinvolta nella rivolta contro il Marchese Alfonso II, nel 1558, e probabilmente in questa occasione subì ulteriori danni al porto, causato da soldataglie genovesi, spagnole e imperiali nel mezzo secolo di caos che ne seguì.
Sempre facente parte del  Marchesato fu, nel "Secolo d'Oro" (il XVII°) sotto la corona degli Asburgo di Spagna. Fu progettato un nuovo porto di grandi dimensioni, ma nonostante l'appalto e l'inizio lavori, non se ne fece nulla. Sconfitti e allontanati gli Spagnoli, dopo alcuni anni di Commissariato Imperiale, il Marchesato fu acquistato dai genovesi che, dopo secoli di tentativi, riuscirono a dare continuità territoriale alla Repubblica, divisa in due dal piccolo Marchesato. Dopo la Restaurazione (Vienna 1814-1815) fu annessa al Regno di Sardegna dei Savoia, poi Regno d'Italia.
La frazione divenne costituita libero comune autonomo con la Rivoluzione Francese.
Sotto il dominio Francese iniziano i lavori a Capo Noli, per permettere un più comodo collegamento con Noli. I lavori terminano sotto i Savoia. È nel 1869, mentre fervevano i lavori di costruzione della linea ferroviaria Genova-Ventimiglia, che Varigotti, comune indipendente, venne aggregata (non senza resistenze) al Comune di Finalpia. Varigotti con il passaggio della strada ferrata perse uno dei suoi monumenti più antichi, il faro del porto. L'antica costruzione venne demolita, lasciandoci solo in alcuni dipinti il ricordo del suo aspetto.  Nel 1927 infine diventò parte integrante del comune di Finale Ligure. Una serie di mulattiere, ancor oggi esistenti, collegano il Borgo di Varigotti con i nuclei di case fortificate, con torre centrale, con funzione anti-pirati: il Pino, Chien, Cà de Mori, il Bricco e più in alto, quasi sull'Altopiano delle Manie, Isasco (tipico toponimo ligure), già sede di un insediamento romano (sito mai individuato), ma solo una necropoli- Isasco era atraversata dalla via Aurelia, un percorso pre-romano migliorato e strutturato da questi ultimi.
La bellezza dei luoghi, insieme alla brevità dei percorsi, invitano molti turisti a percorrere queste mulatiere, ed i residenti ad usarle, scoraggiati dalla difficoltà di muoversi in auto e soprattutto di posteggiare nei mesi estivi. Oggi la moderna strada Aurelia, la vecchia Litoranea,  ha tolto Varigotti da un secolare isolamento. Mentre il nucleo vecchio del paese è sito sotto il promontorio di Punta Crena ed era un borgo di pescatori, il nuovo centro abitato si è sviluppato lungo la carrozzabile ed il vecchio tracciato ferroviario, assumendo le caratteristiche di borgo viario. Con il traffico odierno, però, l'attraversamento cittadino è fonte di pericoli, rumore ed inquinamento, non essendoci un'alternativa più interna, in quanto stretta tra mare e monti, su cui far transitare il traffico extra-urbano.
Varigotti è apprezzata meta del turismo balneare: il clima, anche nella brutta stagione, è usualmente mite e gradevole, essendo esposto a sud ed avendo la protezione dai venti freddi.
La lunga spiaggia di sabbia situata a est del borgo, in località Malpasso, è detta Baia dei Saraceni ed è considerata tra le più belle della riviera ligure di ponente.
Da vedere; il promontorio di punta Crena, con i resti delle Fortificazioni, la chiesa Medievale di San Lorenzo (la vecchia parrocchiale), i caratteristici borghi di Pino, Chien, Ca dè Mori.


Giuseppe Testa
Borgio Verezzi
                                                    
BORGIO VEREZZI



Percorrendo la via Litoranea, odierna Aurelia, nel breve tratto tra Finale e Pietra, parte sulle pendici e pare alle falde del capo di Caprazoppa, quest'ultimo sormontato dall'immancabile torretta medievale di vedetta (contro le incursioni saracene) , si incontra il moderno comune di Borgio Verezzi. Questo è la somma di due comuni, a loro volta formati da più gruppi  abitati. Il comune di Borgio Verezzi nacque ufficialmente nel 1933, nel riordino degli Enti locali voluto dal governo Mussolini; Borgio, posto in prossimità del mare, e Verezzi, con le sue frazioni abbarbicate in modo suggestivo proprio sul promontorio di Caprazoppa , tra i 200 e 250 m.s.l.m. Borgio è la tipica cittadina rivierasca, dedita el turismo balneare, e luogo mite per svernare.
Verezzi, adagiata sulla collina terrazzata con muri a secco, nella ipica radizione Ligure, è terra ricca di vigne ed olivi. Sul suo territorio ancora intatto abbondano i mandorli, carrubi e olivi. Le case tipiche  sono disposte a terrazza in stile mediterraneo, addossate le une alle altre, con stretti passaggi, che di notte si chiudevano per difendersi dai pirati. Di giorno, la loro posizione arroccata permetteva di scrutare il mare in lontananza, per prevenire il più possibile tali tristi avvenimenti..
Appartenente alla diocesi di Albenga, la zona è ricca di ritrovamenti che vanno dalla preistoria ad oggi.
STORIA
Si suppone che sia stata nella piana Pietrese nel 181 a.C. la battaglia decisiva tra l'esercito romano, comandato da Lucio Emilio Paolo e le tribù locali, sconfitte in una sanguinosa battaglia. Non era stato facile per i Romani soggiogare i Liguri, e questo fu l'atto finale con cui sottomisero definitivamente il territorio .
Dopo aver usato la via litoranea di mezza costa, diventata Aurelia sotto il dominio di Roma, nel 13 a.C. fu costruita la via carrozzabile Julia Augusta, che, nel tratto dell'attuale comune, scendendo da Gorra, proseguiva per l'attuale via Borgio lungo la valle del Rio Botassano e si congiungeva con la via Aurelia (romana) all'altezza dell'attuale Santuario del Buon Consiglio.
Qui, secondo alcuni, i Romani potrebbero avere edificato la stazione di Pollupice; nell'era cristiana una parte del territorio di Borgio rientrò nei possedimenti dell'Abbazia benedettina di San Pietro in Varatella. Burgum Albinganeum, chiamato così perchè possesso del vescovo-conte di Albenga e Veretium seguirono le sorti  del Marchesato del Carretto, poi quelle della Repubblica di Genova. Subì il passaggio e le devastazioni delle truppe Francesi, diventando parte della Rep. Democratica Ligure, infine dopo la Restaurazione passò ai Savoia.
Da segnalare
La Chiesa di San Pietro venne edificata sui resti dell'antico castello del Burgum Albinganeum nel 1789, e i lavori terminarono nel 1808. Qualche anno dopo (nel 1814) la chiesa venne visitata da Papa Pio VII durante il ritorno dalla prigionia francese, diretto a Finale e poi Savona.
La chiesa presenta una singola navata, con sei cappelle laterali; la facciata è neoclassica, con il portone principale affiancato da quattro colonne corinzie.
Sempre nel territorio comunale sono degne di nota la Chiesa di San Martino Vescovo e il Santuario della Madonna del Buon Consiglio.
Le Grotte di Borgio Verezzi, dette Valdemino, sono un esempio di cavità carsicaa, la cui struttura si è formata nel tempo dalla lenta erosione delle falde acquifere sotterranee attraverso la roccia. Furono scoperte da alcuni bimbi in gioco nel 1933, ma solo vent'anni più tardi lo speleologo Giovanni Dentella le esplorò .Ora sono visitabili tramite a livello turistico. In queste cavità sono assenti resti umani, ma abbondano animali preistorici come rinoceronte, elefante, tigre, coccodrillo, orso, mammut, abitatori dell'odierna Liguria più di mezzo milione di anni fa.
Stagione teatrale di Borgio Verezzi
Il comune di Borgio Verezzi ha ottenuto un posto di rilievo nel panorama artistico nazionale e internazionale per essere sede di un importante festival teatrale, dove vengono in rassegna le maggiori compagnie.
l mulino fenicio
Sul poggio esiste ancora uno dei pochissimi superstiti molini eolici del mediterraneo del tipo fenicio, detto così non edificato dai Fenici, ma per la sua tipologia. Le pale del mulino sono poste all'interno del torrione e il vento le muove passando attraverso varie feritoie, che incanalano l'aria in modo da far funzionare il mulino anche con la minima brezza, e da qualsiasi parte tiri il vento. E' uno dei meglio conservati d'Europa. Non distante al Mulino fenicio si trovano invece il Santuario di S.Maria Maddalena (Maria Regina Mundi) e la Chiesa di S.Martino, con all'interno un dipinto raffigurante il patrono di Verezzi, S. Martino di Tours. Vicino alle due chiese vi è una campana i cui rintocchi sono dedicati a tutte le mamme del mondo.
Ricordiamo anche, presso il cimitero, la Chiesa di Santo Stefano, costruita nel XVI e poi rimaneggiata in epoche successive, che presenta affreschi del sec. XV e un bel campanile romanico a cuspide. Sull'omonima piazzetta dove hanno luogo le rappresentazioni teatrali sorge la piccola chiesa di Sant'Agostino. Se Verezzi ha in San Martino il suo patrono, Borgio ha San Pietro Apostolo, al quale è dedicata una chiesa, in stile barocco. Al Santo era già stata intitolata un'antichissima chiesa, costruita sulle (presunte) rovine della stazione romana Pollupice, prima del Mille; il cui campanile fu eretto nel 1076, data scolpita su una pietra. Lo stesso fu poi restaurato in epoche successive; ed anche la chiesa subì una serie di modifiche (1400, nel 1453, intorno al 1500 e nel 1688). In quest'occasione l'abside fu trasformato da rettangolare a ottagonale. La chiesa è a tre navate, ottimo esempio di romanico-gotico, con campanile a due ordini di bifore e cuspide a piramide poligonale. L'altare maggiore è del 1721. La chiesa divenne oratorio di Santo Stefano (sede dell'omonima confraternita) nel 1808; nel 1960, per intervento di Papa Giovanni XXIII che lo dichiarò "insigne", divenne Santuario della Madonna del Buon Consiglio.



Giuseppe Testa



Arrivare a Borgio Verezzi

Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP svoltare a destra salendo in direzione Calizzano.
Percorsi 1,3 Km giungerete sulla Piazza di Gorra (Piazza San Bartolomeo) dove farete inversione a "U" e tornerete indietro verso l'autostrada prendendo, però, dopo 50 metri, la seconda strada a destra che sale (Via Bracciale). Seguitela per 2 Km sino ad un bivio dove continuerete a scendere a destra e proseguirete ancora per 500 metri.
A questo punto, noterete sulla vostra destra un "ciottolato" che scende (Via alla Chiesa) con indicazione "B&B l'archivolto". Parcheggiate poco prima a sinistra e scendete a piedi giungendo in Piazza Sant'Agostino ed in pieno centro Verezzi.

Foto di Marco (Thomas) Tomassini
   e Giorgio (sentierino) Massone
Fattoria eolica Pian dei Corsi
... come arrivare alla fattoria eolica pian dei corsi


Uscire al casello autostradale di Finale Ligure e giunti allo STOP scendere a sinistra in direzione Finale Ligure.
Percorsi 1,4 Km svoltate a sinistra alla rotatoria in direzione Finale Borgo, Calice Ligure, Perti. Attraversato il ponte medievale svoltate a sinistra.
Percorsi 4,4 Km sulla vostra destra troverete una strada che sale in direzione Carbuta, Pian dei corsi, La Rocca di Campogrande, A cà Vegia. Seguitela ed al bivio seguente (100 metri), proseguite a sinistra per 4,3 Km sino a giungere a "Piazza Paolo Cappa". Da questo punto, proseguite per altri 1,1 km ed al bivio (con piccola chiesa) salite a sinistra sempre seguendo l'indicazione "pian dei corsi". Percorsi 4,5 Km troverete un altro bivio al quale dovrete proseguire dritti per altri 1,1 Km.
Noterete adesso sulla vostra sinistra un bivio che porta al rifugio Pian dei Corsi; proseguite ancora salendo per 1,3 Km. Troverete a questo punto una strada che sale sulla vostra destra con cartello indicatore "FATTORIA EOLICA PIAN DEI CORSI". Seguitela per 1 Km giungendo così alla prima delle tre pale.

foto archivio Marco (Thomas) Tomassini